L’INSOLITA TRACCIA DI CALDERARA (BO)

 

 

Nella notte fra il 6 ed il 7 giugno 2001, in concomitanza con l’insistente ed immotivato latrare dei cani, appare lungo un viottolo nei pressi d’un cascinale della campagna bolognese una traccia perfettamente circolare di quattro metri di diametro, sul terreno adiacente l’argine del fiume, a Calderara di Reno.

Gianfranco Degli Esposti, inquirente della Sede CUN di Bologna, effettua il sopralluogo non appena venuto a conoscenza dello strano fenomeno e provvede a prelevare campioni di suolo al centro, lungo il bordo e (a distanza di cinque metri) al di fuori della traccia stessa.

Detti campioni sono stati tempestivamente inviati a Parma al Consulente Scientifico del CUN, Dr.Giorgio Pattera, che ha provveduto a sottoporli alle indagini del caso.

All’analisi difrattometrica, effettuata mediante la strumentazione << Philips Analitical X-Ray >> presso un laboratorio specializzato del CNR, i campioni di terreno hanno dato i seguenti risultati:

 

 

PROVENIENZA

CAMPIONE

 

COMPOSIZIONE

% CRISTALLIZZAZIONE

SCOSTAMENTO

dal totale (± 5 %)

 

INTERNO

cerchio

 

SiO2 CaCO3

Si FeOOH

 

 

44 %

 

 

- 56 %

 

 

CORONA CIRCOLARE

 

SiO2 CaCO3

Si FeOOH

CaSO4 . 2H2O

 

 

70 %

 

- 30 %

 

ESTERNO

cerchio

 

SiO2 CaCO3 Si LiF

CaF2 FeOOH Fe2O3

 

 

84 %

 

- 16 %

 

Dalla tabella si può dedurre che la percentuale di elementi presenti nel terreno sotto forma micro-cristallina tende a diminuire man mano che si procede dall’esterno della traccia (ove la %, considerando il canonico ± 5% di deviazione, è ancora accettabile), passando per la corona circolare (in cui già si nota una diminuzione significativa del 30%), fino ad arrivare al centro, in cui la % degli elementi citati scende ad un inatteso 44 %.

In altre parole, i dati in oggetto potrebbero essere spiegati con la fusione (vetrificazione) dei microcristalli dei vari elementi che costituiscono il suolo, in particolare del biossido di silicio (quarzo, SiO2), che di conseguenza non sono più rilevabili dalla strumentazione. Questo fenomeno potrebbe essere correlato con l’esposizione del terreno ad un’intensa fonte di calore per un brevissimo periodo (pochi secondi), sufficienti ad ottenere la liquefazione degli elementi micro-cristallini, ma non a produrre la combustione del suolo stesso né dei vegetali limitrofi. Il terreno, infatti, non recava tracce di carbonizzazione né di ceneri, ma risultava solo di un colore più scuro ("come un mattone dopo la cottura") lungo la corona circolare e di consistenza più compatta all’interno di essa, rispetto alla zona esterna. Un effetto simile è conosciuto come prodotto da microonde, anche se per ottenere gli stessi risultati occorrerebbe disporre di un forno ad induzione EM, dotato di un potenziale molto superiore alle possibilità tecnologiche convenzionalmente note.

 

 

(cfr. UFO Notiziario, n.° 25 - ottobre 2001) GIORGIO PATTERA


Torna a Ricerche